Il Tempio di Esculapio si trova nel Giardino del Lago di Villa Borghese, a Roma, su un isolotto artificiale. Non è un santuario dell’antichità: fu realizzato tra il 1785 e il 1792 come architettura neoclassica, fuori dalle mura di Roma storiche, per evocare il culto antico della guarigione legato all’Isola Tiberina.
In breve
- Il tempietto si trova al centro del laghetto di Villa Borghese, nel settore settentrionale del parco.
- L’edificio fu costruito nel Settecento per il principe Marcantonio IV Borghese, non nell’età romana.
- La statua di Esculapio custodita nella cella è invece di età romana, secondo la tradizione proveniente dall’area del Mausoleo di Augusto.
- L’isolotto è chiuso al pubblico e il monumento si osserva dalla riva oppure dall’acqua, quando è attivo il noleggio delle barche.
- La sua posizione richiama il più antico santuario di Esculapio sull’Isola Tiberina, associato nelle leggende romane all’arrivo del dio-serpente nel 293 a.C.
Questa pagina riguarda il tempietto di Villa Borghese, il suo rapporto con la medicina antica e il motivo della sua collocazione paesaggistica. Gli orari dei servizi del laghetto, le condizioni del pontile e l’accessibilità dei viali richiedono una verifica sui canali ufficiali di Roma Capitale prima della partenza.
Da sapere
Il Giardino del Lago è parte del parco pubblico di Villa Borghese, mentre l’isolotto del Tempio di Esculapio non è destinato al passaggio dei visitatori. Le attività a pagamento, compreso l’eventuale noleggio delle barche, dipendono dalla gestione e dalla stagione.
Dove si trova il Tempio di Esculapio a Roma
Il Tempio di Esculapio si trova nel Giardino del Lago di Villa Borghese, in una conca verde posta tra i viali monumentali del parco. Il laghetto non è un bacino naturale: fu modellato nel tardo Settecento come parte di un giardino paesaggistico, con rive irregolari, piccoli dislivelli, alberi disposti per creare quinte e un isolotto collocato fuori asse.
La posizione dell’edificio non corrisponde a quella di un tempio romano antico. Villa Borghese era infatti fuori dalla città monumentale antica e oltre il tracciato delle mura di Roma che delimitavano il settore urbano presso Porta Pinciana. Il titolo “fuori dalle mura” va letto quindi in due modi: il tempietto sorge fisicamente nel parco, oltre il cuore storico della città, e rappresenta un culto antico ricollocato in una scenografia settecentesca.
L’accesso al Giardino del Lago può avvenire da più lati di Villa Borghese. Via Pietro Canonica conduce verso la sponda e la Fortezzuola. Viale Madama Letizia permette di raggiungere l’area passando sotto l’Arco di Settimio Severo, costruito nell’Ottocento. Chi arriva dal Pincio può scendere da largo Pablo Picasso, mentre viale dell’Uccelliera collega il lago al settore vicino alla Galleria Borghese.
Le fermate della linea A più utili per raggiungere Villa Borghese sono Flaminio e Spagna. Da Flaminio il percorso passa dal Pincio e da piazza del Popolo, con una salita più lunga ma integrata nella passeggiata verso il parco. Da Spagna si entra più rapidamente nella zona meridionale della villa, per poi proseguire a piedi verso il lago.
Il tempietto non va cercato come un edificio isolato lungo un grande viale. Si scopre scendendo verso l’acqua, perché il progetto sfrutta il dislivello del terreno per nascondere parzialmente il laghetto. Questa scelta cambia il modo di percepire il monumento. Dall’alto si intravedono le chiome degli alberi e il bianco della facciata; dalla riva emerge invece l’intera composizione, con il riflesso del tempio nell’acqua.
La costruzione è posta su un isolotto artificiale collegato alla terraferma da una passerella. Il collegamento, chiuso da un cancello, serve alla manutenzione e alla tutela del bene. Non è previsto l’accesso libero all’interno della struttura. Questa distanza non è soltanto una conseguenza conservativa: appartiene al progetto visivo del luogo, perché il tempio fu creato per essere guardato da lontano.
| Elemento | Posizione nel parco | Funzione nella visita | Condizione da verificare |
|---|---|---|---|
| Tempio di Esculapio | Isolotto del Giardino del Lago | Osservazione dalla riva | Isolotto non accessibile al pubblico |
| Pontile in legno | Tra la sponda e l’isolotto | Elemento visibile del complesso | Passaggio riservato alla gestione |
| Giardino del Lago | Settore settentrionale di Villa Borghese | Passeggiata intorno al bacino | Stato dei vialetti e eventuali lavori |
| Barche a remi | Pontile sulla riva del lago | Punto di vista dall’acqua | Servizio, tariffe e orari stagionali |
Chi dispone di poco tempo può arrivare al laghetto, percorrere l’intera sponda e osservare il tempio da almeno tre punti diversi. Il lato frontale mette in evidenza le quattro colonne; quello laterale mostra l’asimmetria dell’isola; il tratto vicino al pontile fa capire la distanza tra il monumento e chi guarda.
La visita al Tempio di Esculapio non richiede una lunga permanenza, ma richiede un’osservazione lenta. Il senso del luogo non dipende dall’ingresso nell’edificio, bensì dal rapporto fra acqua, vegetazione, architettura e movimento lungo la riva.
Perché il Tempio di Esculapio è fuori dalle mura di Roma
Il Tempio di Esculapio di Villa Borghese non fu costruito per ospitare un culto attivo. È una fabbrica di giardino, cioè un’architettura ideata per completare un paesaggio e produrre una veduta. Nel linguaggio europeo del Settecento, edifici simili venivano chiamati follies in Inghilterra e fabriques in Francia: tempietti, finte rovine, grotte, torri e padiglioni capaci di trasformare una passeggiata in una sequenza di immagini.
Marcantonio IV Borghese volle rinnovare la villa di famiglia secondo il gusto del giardino paesaggistico. Il modello non era più il giardino geometrico, costruito su assi perfettamente rettilinei e siepi potate, ma una natura apparentemente libera. Collinette artificiali, sentieri curvi, radure, acqua e alberature dovevano dare l’impressione di una campagna spontanea, pur essendo il risultato di un disegno accurato.
Il laghetto di Villa Borghese è quindi un dispositivo scenografico. Le sue rive irregolari non permettono di leggere subito l’intero perimetro. Il tempio appare da angolazioni differenti, talvolta pienamente frontale, talvolta nascosto dai rami, talvolta riflesso nell’acqua. Muovendosi di pochi metri, cambia la proporzione tra le colonne, il frontone e il verde circostante.
La posizione fuori dalle mura ha anche un valore culturale. I grandi parchi aristocratici romani si sviluppavano nelle aree verdi prossime alla città, dove era possibile creare paesaggi più ampi di quelli consentiti dal tessuto urbano. Villa Borghese nacque proprio oltre Porta Pinciana, in una zona allora segnata da vigne e terreni di campagna. Il tempietto sfrutta questa distanza dal centro costruito per far dimenticare, per qualche minuto, il traffico e le strade della capitale.
La scelta di dedicare l’edificio a Esculapio non fu casuale. Il dio della medicina antica era associato alla salute, al sonno terapeutico, ai serpenti e alle acque. Inserirlo su un’isola permetteva di citare il celebre santuario romano dell’Isola Tiberina. L’allusione era raffinata: un’isola artificiale in un laghetto privato richiamava l’unica isola del Tevere, dove il culto di Esculapio era stato realmente praticato.
Il rapporto con l’Isola Tiberina spiega perché la costruzione non abbia bisogno di essere antica per parlare dell’antichità. Il Settecento romano conosceva bene il linguaggio archeologico, le statue classiche e le iscrizioni greche. Il progetto non cerca di ingannare con un falso archeologico; mette in scena un’antichità interpretata attraverso la sensibilità neoclassica.
Questa logica aiuta anche a distinguere il tempietto romano dai santuari greci e sicelioti conservati in siti archeologici. Un edificio come il Tempio della Concordia nella Valle dei Templi nasceva da una funzione religiosa pubblica e da una struttura urbana antica. Il Tempio di Esculapio di Villa Borghese nasce invece come immagine paesaggistica, costruita più di duemila anni dopo l’età classica.
La differenza non diminuisce il suo interesse. Al contrario, mostra come Roma abbia rielaborato continuamente il proprio passato. Nel parco, una statua romana, un’iscrizione greca e una facciata settecentesca convivono in un solo oggetto visivo. L’edificio non appartiene a un’unica epoca: è un montaggio intenzionale di memorie antiche e ambizioni moderne.
Il motivo per cui il tempietto è fuori dalle mura non dipende quindi da un antico limite religioso o da una proibizione. Dipende dal progetto di Villa Borghese, che cercava nella distanza dalla città costruita lo spazio necessario per inventare un paesaggio ispirato alle leggende romane e alla pittura europea.
Com’è fatto il Tempio di Esculapio di Villa Borghese
Il Tempio di Esculapio ha una struttura volutamente semplice e riconoscibile. È un edificio prostilo tetrastilo: prostilo perché il colonnato si trova soltanto davanti alla cella, tetrastilo perché le colonne sulla facciata sono quattro. Da lontano questa soluzione produce una silhouette netta, leggibile anche attraverso i rami e il riflesso del laghetto.
Le quattro colonne hanno fusti scanalati e capitelli ionici a volute. L’ordine ionico fu scelto perché il Neoclassicismo lo associava a un carattere più misurato e delicato rispetto al dorico. Un dio connesso alla cura e alla guarigione poteva essere evocato con un linguaggio architettonico meno severo di quello impiegato per una divinità guerriera.
Dietro il colonnato si trova una cella compatta, quasi una scatola architettonica. Il retro dell’edificio è molto più sobrio della facciata, perché il monumento fu progettato soprattutto per essere visto dalla sponda. La sua origine scenografica è evidente: secondo la tradizione progettuale, si pensò inizialmente a una semplice quinta architettonica per incorniciare la statua, poi l’idea crebbe fino a diventare un tempio autonomo.
Sull’architrave compare la dedica greca ΑΣΚΛΗΠΙΩΙ ΣΩΤΗΡΙ, interpretabile come “ad Asclepio Salvatore”. Asclepio è il nome greco di Esculapio. L’uso del greco non è decorativo in senso superficiale: richiama le origini elleniche del dio e l’importazione del suo culto a Roma, dove la divinità fu invocata durante una grave epidemia secondo la tradizione antica.
Il timpano triangolare ospita un rilievo in stucco legato al viaggio del dio verso Roma. Il racconto riprende il nucleo delle leggende romane più note: Esculapio sarebbe arrivato da Epidauro in forma di serpente e avrebbe scelto l’Isola Tiberina come sede del suo santuario. La scena nel frontone non descrive un episodio casuale, ma spiega il motivo stesso dell’isola artificiale nel Giardino del Lago.
Le statue poste lungo il tetto funzionano come acroteri, cioè elementi scultorei destinati a interrompere la linea geometrica della copertura. Il loro compito è visivo: collegano il bianco del tempietto alle chiome degli alberi, evitando che l’edificio sembri una forma isolata e rigida. Questo dialogo tra architettura e vegetazione è una delle caratteristiche principali del giardino paesaggistico.
Nella cella è collocata una statua di Esculapio di età romana. La tradizione la collega a un rinvenimento presso il Mausoleo di Augusto, ma questa provenienza va trattata come memoria erudita e non come un dato di scavo moderno perfettamente documentato. La sua antichità, invece, costituisce il punto centrale del progetto: un contenitore neoclassico fu creato per dare nuova cornice a una scultura antica.
Esculapio viene normalmente raffigurato come un uomo maturo e barbuto, con mantello e bastone attorno al quale si avvolge un serpente. Questo è il simbolo autentico della medicina antica. Non va confuso con il caduceo di Mercurio, caratterizzato da due serpenti e dalle ali, che appartiene a un’altra tradizione iconografica.
La commistione tra antico e moderno non riguarda soltanto l’architettura. Nel Settecento le statue romane venivano spesso restaurate e completate con parti moderne, quando braccia, gambe o attributi risultavano mancanti. Perciò il visitatore osserva un insieme complesso: una scultura antica, eventualmente integrata nel corso dei secoli, custodita in una costruzione che imita consapevolmente l’architettura classica.
Questo procedimento trova un confronto utile anche nei monumenti archeologici ricostruiti o reinterpretati. Le colonne del Tempio dei Dioscuri di Agrigento, per esempio, mostrano quanto una ricomposizione moderna possa diventare parte dell’immagine pubblica di un sito antico. A Villa Borghese il rapporto è invertito: qui l’edificio è moderno, mentre il suo cuore simbolico è una statua romana.
La forza del tempietto sta proprio in questa precisione controllata. Non pretende di essere una rovina ritrovata, ma usa le forme dell’antico per costruire una scena coerente, in cui la medicina, l’acqua e la memoria di Roma diventano un’unica immagine.
Qual è il legame tra Esculapio, medicina antica e Isola Tiberina
Il culto di Esculapio arrivò a Roma, secondo la tradizione, nel 293 a.C., durante una pestilenza. I Romani consultarono i Libri Sibillini e decisero di inviare un’ambasceria al celebre santuario di Epidauro, in Grecia. Il dio non sarebbe tornato nella forma di una statua trasportata per mare, ma sotto l’aspetto di un serpente salito spontaneamente sulla nave romana.
Il viaggio attraverso il Mediterraneo termina sulle acque del Tevere. Quando l’imbarcazione raggiunse l’Isola Tiberina, il serpente avrebbe lasciato la nave e si sarebbe fermato sull’isola. I Romani interpretarono quel gesto come una scelta divina e fondarono lì il santuario di Esculapio. La pestilenza, sempre secondo il racconto tradizionale, cessò dopo l’arrivo del dio.
La storia è nota attraverso fonti letterarie, tra cui il racconto poetico di Ovidio nelle Metamorfosi. Non va letta come un resoconto giornalistico, ma come una narrazione religiosa e politica. Roma voleva spiegare perché un dio greco della guarigione fosse diventato centrale nella sua città e perché il suo luogo sacro sorgesse proprio in mezzo al fiume.
L’Isola Tiberina era particolarmente adatta a ospitare un santuario dedicato alla cura. La separazione dall’abitato creava un ambiente distinto, quasi protetto, ma allo stesso tempo facilmente raggiungibile dalle due rive grazie ai ponti. Il fiume aveva un valore pratico e simbolico: portava acqua, collegava quartieri e segnava il passaggio tra la città quotidiana e lo spazio della guarigione.
Nel santuario di Esculapio si praticava l’incubatio. Chi cercava sollievo poteva sottoporsi a riti di purificazione, offerte e riposo nel recinto sacro, aspettando un sogno nel quale il dio avrebbe indicato una cura o portato direttamente la guarigione. Questo modello era diffuso nel mondo greco e romano, soprattutto nei grandi santuari dedicati ad Asclepio.
La medicina antica non coincideva con un’unica pratica. Accanto a medici, erboristi e conoscenze empiriche, i santuari offrivano un contesto fatto di riposo, dieta, acqua, movimento, fiducia e interpretazione dei sogni. Letto con categorie contemporanee, il sistema non può essere paragonato a un ospedale moderno, ma mostra che gli antichi attribuivano alla cura un carattere fisico, mentale e spirituale insieme.
Gli ex voto anatomici raccontano bene questa relazione. In molti santuari sono stati ritrovati modellini in terracotta di mani, piedi, occhi, orecchie, gambe e organi interni. Erano offerte di ringraziamento per una guarigione ricevuta o richiesta. Questi oggetti costituiscono una testimonianza concreta delle malattie, delle paure e delle speranze presenti nella vita quotidiana dell’Italia antica.
Il Tempio di Esculapio di Villa Borghese cita questo universo senza ricostruirlo letteralmente. Non ospita riti, non è un centro medico e non fu pensato come luogo di culto. L’isola artificiale, il serpente evocato nel rilievo e la statua del dio sono strumenti culturali con cui il Settecento romano rende omaggio all’originale dell’Isola Tiberina.
La continuità simbolica dell’Isola Tiberina è particolarmente significativa. Nell’area dell’antico santuario sorge oggi la basilica di San Bartolomeo all’Isola, mentre sull’isola opera lo storico ospedale Fatebenefratelli. Non esiste una prova lineare che ogni elemento moderno discenda direttamente dal culto pagano, ma il legame tra quel luogo e l’assistenza ai malati è rimasto forte per secoli.
Il tempietto di Villa Borghese riprende dunque una storia che un visitatore può ancora leggere nella geografia della città. Da una parte c’è il Tevere, il santuario originario e la memoria della guarigione; dall’altra c’è il laghetto artificiale, dove il culto viene trasformato in paesaggio e architettura.
Chi costruì il Tempio di Esculapio e perché il Giardino del Lago sembra antico
Il Tempio di Esculapio fu realizzato tra il 1785 e il 1792 nell’ambito dei grandi lavori promossi da Marcantonio IV Borghese. Il principe voleva aggiornare Villa Borghese secondo il linguaggio internazionale del Neoclassicismo e del giardino all’inglese. L’obiettivo non era restaurare un luogo antico, ma creare una nuova immagine della Roma classica per i visitatori del tempo.
Antonio Asprucci ebbe un ruolo centrale nella trasformazione della villa e del Casino Nobile, oggi sede della Galleria Borghese. Accanto a lui operò il figlio Mario Asprucci, mentre Cristoforo Unterperger contribuì al disegno decorativo e alla costruzione dell’immaginario antico. Le attribuzioni dei singoli dettagli possono variare tra le fonti, ma il tempietto appartiene chiaramente a questa collaborazione artistica.
Antonio Asprucci non progettava soltanto edifici isolati. Organizzava ambienti, collezioni e percorsi visivi. Nel Casino Nobile, le sale erano pensate per dialogare con le statue e i dipinti esposti. Nel parco, lo stesso metodo viene trasferito all’aperto: ogni fontana, tempietto, rovina o viale entra in una narrazione fatta di miti, paesaggi e richiami all’antichità.
Il Giardino del Lago rappresenta uno degli esempi più chiari di questa regia. Non è un bosco lasciato crescere liberamente. Le collinette sono modellate, i sentieri evitano la linea retta, la vegetazione incornicia le prospettive e l’acqua riflette l’architettura. Il risultato imita la natura, ma ogni apparente spontaneità nasce da una scelta progettuale.
Il pittore paesaggista scozzese Jacob More è ricordato tra le figure coinvolte nella sistemazione del giardino. La presenza di un pittore in un progetto di parco è coerente con l’idea settecentesca del paesaggio come quadro. Chi percorre i sentieri non deve ricevere tutto il panorama in un solo sguardo: deve scoprire gradualmente le vedute, come se attraversasse una serie di dipinti.
Il Tempio di Esculapio funziona come punto focale di questa composizione. Un primo piano di tronchi, cespugli o rive ombreggiate prepara lo sguardo. Il piano medio è costituito dall’acqua. Sullo sfondo emerge il bianco della facciata con le colonne ioniche. Il tempietto è quindi parte di una macchina ottica, non soltanto un oggetto architettonico.
Il paradosso del progetto è particolarmente romano. Nei parchi inglesi del Settecento si costruivano tempietti classici per imitare paesaggi ideali ispirati alla campagna romana dipinta da artisti come Claude Lorrain e Nicolas Poussin. A Villa Borghese, nel cuore di Roma, si costruì un tempio moderno per imitare quei parchi inglesi che già imitavano l’immagine artistica di Roma.
Questo gioco di rimandi spiega perché l’edificio sembri antico pur non essendolo. Le colonne, il greco sull’architrave, la statua romana e il frontone producono un lessico riconoscibile. Tuttavia, l’isola, il laghetto e il punto di vista controllato appartengono al teatro del giardino settecentesco. Il Tempio di Esculapio non mente sulla propria epoca: recita l’antico con strumenti moderni.
Nel sistema monumentale della villa il tempietto dialoga con altre architetture di ornamento. Il Tempietto di Diana propone una soluzione circolare; il Tempio di Antonino e Faustina combina frammenti antichi e progetto moderno; l’Arco di Settimio Severo segna un accesso scenografico verso il Giardino del Lago. La passeggiata nel parco diventa così una collezione di modelli storici e mitologici.
Il grande restauro del Giardino del Lago, avviato nel 2020 e concluso con la riapertura dell’area nell’agosto 2024, ha riguardato impianti, vegetazione, arredi, giochi d’acqua e superfici storiche. La conservazione di un monumento collocato su un’isola artificiale richiede interventi continui, perché umidità, radici, alghe e inquinamento incidono sia sul tempietto sia sull’ambiente circostante.
Il valore del luogo dipende infine da un equilibrio fragile. La recinzione dell’isolotto, il divieto di sbarco e la manutenzione dei percorsi non sono dettagli marginali. Servono a conservare una costruzione nata per essere contemplata e non consumata come semplice sfondo fotografico.
Come osservare il Tempio di Esculapio senza confondere storia e scenografia
Il modo più utile per comprendere il Tempio di Esculapio è separare tre livelli. Il primo è l’architettura del Settecento, visibile nelle proporzioni neoclassiche, nel frontone e nel rapporto studiato con il lago. Il secondo è la scultura romana conservata nella cella. Il terzo è il racconto molto più antico del santuario dell’Isola Tiberina, che il monumento cita senza riprodurre fedelmente.
La prima osservazione può concentrarsi sulla facciata. Le quattro colonne non sostengono un grande edificio religioso, ma costruiscono una figura immediata, quasi teatrale. Il colonnato dà profondità alla facciata e incornicia l’ombra della cella. Guardandolo dalla riva opposta, si comprende perché la scelta prostila fosse più adatta di un colonnato completo: l’edificio è pensato come immagine frontale.
La seconda osservazione riguarda l’acqua. Il riflesso non è un effetto secondario, ma una parte prevista della composizione. Il tempio reale e la sua immagine capovolta raddoppiano la presenza del monumento. Se il lago è increspato, la facciata diventa frammentata; se l’acqua è calma, le colonne sembrano proseguire sotto la superficie.
La terza riguarda l’isola. L’isolotto non è collocato esattamente al centro del bacino, perché una composizione perfettamente simmetrica sarebbe risultata più statica. Lo spostamento laterale permette di creare scorci diversi lungo la sponda. Un giro completo del laghetto chiarisce questa scelta meglio di qualsiasi descrizione: la facciata cambia continuamente posizione rispetto agli alberi, alla luce e alle rive.
La presenza del pontile chiuso va letta con attenzione. Non rappresenta un invito a raggiungere il tempietto, bensì un limite progettuale e conservativo. Il monumento è stato costruito per mantenere una distanza tra sé e l’osservatore. Questa distanza accentua il carattere quasi sacro dell’isola e protegge la statua antica custodita nella cella.
Una visita breve può essere organizzata senza trasformare il luogo in un itinerario affrettato. Si può arrivare dal lato di via Pietro Canonica, scendere verso l’acqua, percorrere il perimetro della riva e sostare in un punto che mostri bene il frontone. Chi vuole allargare la passeggiata può proseguire verso l’Aranciera, sede del Museo Carlo Bilotti, oppure verso la Fortezzuola e il Museo Pietro Canonica, verificando sempre aperture e condizioni di accesso sui canali dei gestori.
Se il servizio delle barche è attivo, l’acqua offre una visuale differente, ma richiede attenzione alle regole indicate sul posto. Non si sbarca sull’isola, non si gettano oggetti nel lago e non si alimentano gli animali acquatici con avanzi. Il laghetto è un ecosistema urbano delicato, non una vasca scenografica priva di esigenze ambientali.
Il confronto con l’architettura templare antica resta utile se viene fatto con precisione. Il Tempio di Ercole nella Valle dei Templi appartiene a un contesto archeologico in cui la collocazione, il culto e la storia civica della città antica sono parte della struttura stessa. A Roma, il tempietto di Villa Borghese reinterpreta quelle forme con un obiettivo diverso: costruire un paesaggio per la passeggiata e per la memoria.
Questa distinzione evita un errore comune. Il Tempio di Esculapio non è “meno autentico” perché neoclassico. È autentico come opera del suo secolo, come testimonianza del gusto Borghese e come esempio di come Roma abbia trasformato l’antico in un linguaggio sempre nuovo.
Prima di raggiungere il Giardino del Lago, controllate le comunicazioni ufficiali su lavori, servizi e percorsi del parco. Le condizioni pratiche cambiano più rapidamente della storia del monumento, mentre il valore del tempietto resta nella sua capacità di unire un’isola artificiale, il ricordo del Tevere e il simbolo antico della guarigione.
Il Tempio di Esculapio di Villa Borghese è romano antico?
No. L’edificio è neoclassico e fu realizzato tra il 1785 e il 1792. La statua di Esculapio collocata nella cella è invece di età romana.
Si può entrare nel Tempio di Esculapio?
No. L’isolotto è collegato alla riva da una passerella chiusa e non è accessibile al pubblico. Il monumento si osserva dall’esterno.
Perché il tempio è costruito su un’isola?
L’isolotto artificiale richiama l’Isola Tiberina, dove sorgeva il santuario romano di Esculapio. L’acqua rafforza anche l’effetto scenografico del giardino settecentesco.
Che cosa significa l’iscrizione greca sul frontone?
La scritta ΑΣΚΛΗΠΙΩΙ ΣΩΤΗΡΙ significa “ad Asclepio Salvatore”. Asclepio è il nome greco del dio della medicina che a Roma era chiamato Esculapio.
Da quale fermata della metropolitana si raggiunge Villa Borghese?
Le fermate della linea A più utili sono Flaminio e Spagna. Da entrambe è necessario proseguire a piedi attraverso il parco fino al Giardino del Lago.
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